Archive for the ‘Sicilia’ Category

«Viviana Parisi ha ucciso Gioele e poi si è lanciata dal traliccio» Gli esami confermano l’ipotesi

domenica, Agosto 23rd, 2020

di Carlo Macrì, inviato a Messina

«Viviana Parisi ha ucciso Gioele e poi si è lanciata dal traliccio»  Gli esami confermano l'ipotesi

Dal nostro inviato
MESSINA – I primi risultati degli accertamenti tecnici effettuati dalla Polizia scientifica e di quelli sui tessuti confermano la tesi dell’omicidio-suicidio. Viviana Parisi, dopo aver ucciso il piccolo Gioele, 4 anni, è salita sul traliccio dell’Enel e si è lanciata da un’altezza di 15 metri. Tuffandosi come da un trampolino. Gli esami sui tessuti della donna hanno confermato questa ipotesi accertando la «consistenza dei tessuti, che varia con l’impatto». Il corpo è stato trovato a 3 metri dal traliccio. Nella caduta la dj ha perso la scarpa che si era slacciata per effetto dell’impatto sul terreno, spiegano gli inquirenti. Sfuma l’ipotesi che Viviana sia scivolata dal traliccio. In quel caso il corpo si sarebbe dovuto trovare quasi ai piedi del pilone.

La tesi della famiglia

I familiari continuano a pensare che Viviana sia stata aggredita da animali selvatici e che non avrebbe mai fatto del male al piccolo Gioele. L’avvocato Pietro Venuti, però, ammette che «mamma e figlio potrebbero essere morti in due momenti diversi e in due luoghi separati»: «La madre potrebbe aver perso Gioele per un attimo ed essere salita sul traliccio per tentare di avvistarlo. E il bimbo potrebbe essere caduto da qualche altra parte. Gli animali hanno portato i resti lì dove sono stati trovati».

Il luminol

La Polizia scientifica, non avendo trovato tracce di Dna sul traliccio, ha effettuato una serie di analisi con il Luminol. Neanche i satelliti «interrogati» hanno offerto un contributo alle indagini.

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“Viviana non si è uccisa e non ha ammazzato Gioele”. Parla il cugino e legale della famiglia

sabato, Agosto 22nd, 2020

“Viviana non si è uccisa e non ha ucciso il piccolo Gioele”. Ne è convinto Claudio Mondello, il legale e anche cugino del padre di Gioele, il bambino ritrovato senza vita nei boschi di Caronia, anche se manca ancora l’ufficialità che si tratti del bambino scomparso lo scorso 3 agosto. Ma ieri sera il padre del piccolo, Daniele Mondello, ha riconosciuto le scarpette blu del bimbo.

Il cugino, sulle pagine Facebook, fornisce una sua idea. “Faccio mia la ricostruzione di chi ha restituito Gioele alla propria famiglia: Giuseppe Di Bello, ex brigadiere dei Carabinieri – scrive – È probabile che il bambino abbia vagato tra i boschi fino al momento in cui è incorso in un incontro funesto, forse un suino nero dei Nebrodi; in zona ve ne sono molteplici sia da allevamento che allo stato brado”.

Poi scrive sul social: “Mi coinvolse un senso di protezione”. A queste parole Viviana affida il bisogno di condividere la propria vulnerabilità: l’immenso amore per il suo cucciolo – il piccolo Gioele – e la necessità (in primo luogo) di proteggerlo da ogni possibile insidia. È con questo spirito che intraprende un viaggio il quale, se avesse goduto di maggiore fortuna, si sarebbe compiuto nel breve volgere di una mattinata di Agosto. Nessuno ne avrebbe saputo nulla”.

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Giallo di Caronia, il teste alla polizia: “Dopo l’incidente Gioele era vivo, in braccio alla mamma”

martedì, Agosto 18th, 2020

dal nostro inviato SALVO PALAZZOLO

PATTI (Messina) – “Gioele era vivo, in braccio alla mamma, dopo l’incidente in galleria, quando ha scavalcato il guardrail dell’autostrada – dice il procuratore di Patti, Angelo Cavallo – lo ha raccontato un testimone, un turista del Nord, che si è finalmente presentato dopo il nostro appello”. C’è una svolta importante nel giallo di Caronia. “Il piccolo non era ferito né aveva sangue – spiega il magistrato – il testimone ci ha detto che il bambino aveva gli occhi aperti e aveva il viso appoggiato sulla spalla destra della madre. Per il resto, tutte le piste restano ancora aperte sulla fine di Viviana e del suo bambino”, precisa il procuratore subito dopo un lungo vertice con gli investigatori della squadra mobile di Messina, della Scientifica di Catania e i medici legali. “Ora la priorità è trovare il piccolo Gioele – dice ancora Cavallo – abbiamo a disposizione quattro cani della polizia di Stato specializzati nelle ricerche di persone scomparse. Non ci fermiamo”.

Il giallo di Caronia, i familiari di Viviana in procura: ”Gioele si deve trovare. Lo cercheremo noi”

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Viviana Parisi era in cura con psicofarmaci. L’autopsia e il mistero del soccorritore

mercoledì, Agosto 12th, 2020

di Andrea Pasqualetto

Viviana Parisi era in cura con psicofarmaci. L'autopsia e il mistero del soccorritore

Viviana Parisi

MESSINA «La signora Viviana, mamma premurosa, aveva purtroppo dei problemi di salute: è stata a lungo in cura nelle strutture pubbliche e prendeva psicofarmaci. Il Covid ha riacutizzato i problemi e quindi è chiaro che l’ipotesi del suicidio è possibile». Prima ancora che i medici legali dicano qualcosa circa l’autopsia sul corpo di Viviana Parisi, scende in campo l’avvocato Pietro Venuti che con Claudio Mondello assiste la famiglia del marito, Davide Mondello. E mette in chiaro quello che fino a ieri era un pensiero inaccettabile per i familiari: «L’omicidio-suicidio è fra gli scenari, anche se naturalmente si spera sempre di ritrovare il bambino in vita». Parla di Gioele, 4 anni, scomparso con Viviana il 3 agosto e ancora introvabile. Affiora l’angoscia che lei possa averlo ucciso per poi farla finita. «Profondo dolore — aggiunge il legale — la famiglia è sconvolta e combattuta, s’interroga e nutre ancora speranze di rivedere il bambino». Vicino al legale c’è il nonno paterno di Gioele, Letterio Mondello. «Viviana è stata con noi tre mesi durante il Covid — spiega —. Era molto turbata e l’hanno anche ricoverata. Ma era dolcissima e brava e non abbandonava mai il figlio. Non lo dava a nessuno, nemmeno a mia moglie». L’idea che si è fatto su questa vicenda è quella di una Viviana sconvolta dai suoi fantasmi, da una malattia oscura che le turbava la mente da qualche anno. Il bambino potrebbe essere stato vittima di un momento di smarrimento, di follia, nonostante il grande amore. È questa la grande paura. «Se spero di rivedere il piccolo vivo? No, io penso di no dopo tanti giorni…», si lascia andare alla fine il nonno.

L’appello

Ma c’è l’inchiesta penale che al di là delle sensazioni deve produrre prove e al momento prove non ce ne sono. Lo testimoniano le parole del procuratore di Patti, Angelo Cavallo, che dopo aver aperto formalmente un fascicolo per omicidio e sequestro di persona senza tuttavia escludere il suicidio e l’incidente, ha rilanciato il suo appello: «Chi ha soccorso Viviana Parisi dopo l’incidente ha compiuto un’opera meritoria, mi sembra strano che non si siano fatti vivi. Vengano a raccontarci quello che hanno visto».

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San Vito Lo Capo, incendio nella riserva naturale di Monte Cofano. Il sindaco: «Azione criminale»

giovedì, Luglio 30th, 2020

di Silvia Morosi

San Vito Lo Capo, incendio nella riserva naturale di Monte Cofano. Il sindaco: «Azione criminale»

Paura nella riserva di Monte Cofano, nel Trapanese. Un grosso incendio è divampato sulla montagna vicino a San Vito Lo Capo ed è subito scattato l’allarme: la segnalazione è arrivata poco prima delle 21 di mercoledì e, secondo i primi riscontri, l’incendio sarebbe scaturito da almeno quattro differenti punti. Sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri e tre squadre di volontari della Forestale per evitare che il fuoco raggiungesse anche altre zone della montagna. Le fiamme sono state domate attorno alle 5 della mattina di giovedì.

Il sindaco: «Azione criminale»

La riserva naturale — situata nei comuni di Custonaci e San Vito Lo Capo, istituita con decreto del 25/7/1997 — è stata riaperta di recente dopo un periodo di chiusura. Il sindaco di Custonaci Giuseppe Morfino parla di «azione criminale contro il nostro patrimonio ambientale». «Un gesto vile che lascia profondamente amareggiati. Un’azione criminale da condannare fermamente auspicando che il colpevole, o i colpevoli, venga individuato e punito. Rivolgo un appello ai cittadini e ai turisti affinché segnalino immediatamente agli organi preposti la presenza anche solo di piccoli focolai, per consentire interventi tempestivi impedendo che fatti gravi di questa portata possano ancora ripetersi con questa violenza distruttiva», ha aggiunto il primo cittadino di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino.

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Stromboli, esplosioni dal vulcano: paura sull’isola

domenica, Luglio 19th, 2020

di ALESSANDRA ZINITI

Una fortissima esplosione, rivoli di fuoco sulla fiancata che dà verso il centro abitato, una grossa colonna di fumo nero in cielo. E tanta paura. Erano da poco passate le cinque questa mattina, quando al primo chiarore dell’alba, lo Stromboli ha svegliato tutte le isole Eolie con un forte boato e tremori. Il fenomeno, meno intenso, si è ripetuto di nuovo alle 6.23. I prodotti generati dalle esplosioni sono ricaduti in tutta la terrazza craterica e lungo la sciara del fuoco. Dal punto di vista sismico è  stata registrata una breve sequenza di eventi esplosivi e un incremento dell’ampiezza del tremore vulcano.

Nessun danno si è registrato sull’isola dove il vulcano è costantemente monitorato dall’Istituto di vulcanologia e dalla Protezione civile dopo le due eruzioni – di maggiore intensità – che un anno fa crearono grande allarme e la morte di un giovane escursionista messineseMassimo Imbesi, 35 anni, sorpreso con un amico mentre stava salendo sul vulcano dal versante di Ginostra, il borgo di Stromboli raggiungibile solo via mare che conta complessivamente una quarantina di residenti. Era il 3 luglio. A quella fortissima esplosione con trabocco di lava che arrivò a poche centinaia di metri dall’abitato della piccola frazione ne seguì un’altra di simile intensità il 28 agosto.

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Bomba d’acqua su Palermo, nessun cadavere nell’auto sommersa | La Procura apre un’indagine per disastro colposo

venerdì, Luglio 17th, 2020
Palermo, la foto del poliziotto simbolo dell'alluvione

Non ci sono corpi nel sottopasso di Palermo dove la bomba d’acqua ha intrappolato decine di auto. Le macchine, riferisce il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina, sono state tutte controllate. Nel frattempo la procura ha aperto una indagine per disastro colposo, dopo la violenta alluvione, per accertare eventuali responsabilità nell’assenza di misure necessarie a prevenire e fronteggiare l’emergenza meteo.

A seguito degli straordinari eventi meteorologici la Protezione Civile di Palermo ha attivato la sala Operativa Regionale per dare supporto al Comune nelle attività di ripristino delle condizioni di viabilità dell’asse viale Regione Siciliana. Mezzi anfibi, idrovore e autobotti sono stati messi a disposizione del Dipartimento Regionale per liberare  il sottopasso di via Belgio dove acqua e fango avevano reso impraticabile la viabilità.

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Violento nubifragio si abbatte su Palermo: due morti, la gente nuota in strada

giovedì, Luglio 16th, 2020

Giornata di forti temporali in Sicilia. La situazione più drammatica si è registrata a Palermo dove un’alluvione ha colpito la città il giorno della Festa di Santa Rosalia, patrona locale. In alcuni sottopassi di viale della Regione siciliana, gli automobilisti sono rimasti intrappolati e hanno lasciato le auto salvandosi a nuoto. Due persone sono morte annegate. Erano in una vettura, sommersa dalla pioggia. Orlando: “Pioggia mai così forte dal 1790”.

Violento temporale su Palermo, vittime

I corpi ancora non sono stati recuperati. Proseguono, infatti, le ricerche dei vigili del fuoco con l’ausilio del personale della Croce Rossa. 

La pioggia è caduta con intensità per circa tre ore. Molte strade di Palermo si sono trasformate in torrenti. Alberi finiti in strada, auto sommerse dall’acqua e dal fango. Decine di macchine rimaste bloccate. In via Imera alcuni automobilisti sono stati salvati dai sommozzatori dei vigili del fuoco. In alcune zone del capoluogo siciliano è venuta a mancare l’energia elettrica. Da alcuni video amatoriali, si vedono chiaramente automobilisti che lasciano le loro auto per mettersi in salvo a nuoto. CHIUDI ✕

Due bimbi ricoverati per ipotermia – Due bambini, il più piccolo di 9 mesi, sono stati ricoverati in ospedale per ipotermia. I bimbi erano rimasti intrappolati in auto, insieme ai loro genitori, nel sottopasso di viale della Regione, all’altezza di via Sardegna, sommerso dall’acqua a causa del forte temporale. Le forze dell’ordine hanno prelevato coperte e teli termici dagli ospedali per le persone soccorse in strada. 

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Catania, reati tributari: 24 arresti e 11 società poste sotto sequestro

venerdì, Luglio 10th, 2020

La guardia di finanza di Catania ha eseguito 24 arresti e sei misure interdittive nei confronti di 30 persone indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere, reati tributari. Poste sotto sequestro 11 società e beni per 9,5 milioni di euro. Le indagini hanno ricostruito la commercializzazione di oltre 25 milioni di euro di crediti fittizi di cui oltre 9,5 milioni utilizzati per indebite compensazioni. 

TGCOM

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Palermo, i boss scarcerati riorganizzano Cosa nostra. Due imprenditori denunciano il racket, 10 arresti

martedì, Giugno 23rd, 2020

di SALVO PALAZZOLO

I padrini della vecchia guardia tornano in libertà, uno dopo l’altro, hanno scontato la loro pena, e riprendono immediatamente i posti di comando nei clan. A Palermo, l’ultima indagine della procura e dei carabinieri del nucleo Investigativo svela quanto sia ancora forte la pressione di Cosa nostra in determinate zone della città: due scarcerati “eccellenti”, Giulio Caporrimo e Nunzio Serio, puntavano a controllare i cantieri edili della parte ovest di Palermo, la zona di Tommaso Natale. Imponevano il pizzo o si accaparravano i lavori, estromettendo le ditte già presenti. Sono dieci le persone finite in carcere questa notte: l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Amelia Luise ha potuto contare sulla determinazione e sul coraggio di due imprenditori, che non hanno avuto dubbi quando si sono trovati davanti alle pressioni dei boss, hanno denunciato.

Uno era stato già estromesso dal cantiere di ristrutturazione di un appartamento. Un altro lo volevano escludere da alcuni lavori di movimento terra. “Questa operazione dimostra la persistente operatività di Cosa nostra in un’area della città nella quale è storicamente radicata – dice il generale Arturo Guarino, il comandante provinciale dei carabinieri – il controllo del territorio con l’imposizione delle estorsioni resta una modalità criminale importante e perseguita con ostinazione. Ma è incoraggiate registrare ancora una volta segni di reazione di imprenditori che dicono no al pizzo”.

Palermo, i boss scarcerati riorganizzano Cosa nostra. Due imprenditori denunciano il racket, 10 arresti

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