La Rai dell’era del governo di centrodestra prende forma via via che
ci si avvicina alla presentazione dei palinsesti, i primi di luglio. Ma
le mosse di Viale Mazzini hanno ripercussioni sulle altre reti, Mediaset
e La7 in testa. Oggi, domenica 4 giugno, è andata in onda una delle
ultime puntate di Mezz’ora in più, su Rai3, e le ultime indiscrezioni
sul tele-mercato riguardano il futuro dello spazio di Lucia Annunziata
che ha dato l’addio alla Rai poco dopo l’uscita di Fabio Fazio, sbarcato
sul Nove. La pista più accreditata porta a Monica Maggioni, l’ex
direttrice del Tg1 (guidato ora da Gian Marco Chiocci) dovrebbe
approdare alla domenica pomeriggio ma con una novità, si legge in un
retroscena di Leggo: “Si torna al format originale, ossia a un programma di mezz’ora secca, senza le lungaggini dell’Annunziata”.
Nel borsino del tele-mercato sono sempre alte le quotazioni di
Luisella Costamagna, dopo l’esperienza a Ballando con le stelle potrebbe
anche condurre un programma di intrattenimento, oppure restare
nell’ambito più usuale dell’informazione (per la gioia del Movimento 5
stelle). Il tris di donne si conclude con Myrta Merlino, data sulla
strada per viale Mazzini ma cercata, secondo quanto riportato, anche
da Mediaset.
La
sorella Chiara Tramontano ai carabinieri: «Per l’interruzione di
gravidanza erano trascorsi i termini legali. Disse che sarebbe tornata a
Senago in attesa di trovare un’altra soluzione abitativa o di tornare a
casa dai genitori»
La famiglia Tramontano, a destra Giulia
Quando aveva scoperto a gennaio i tradimenti di Ale, Giulia aveva deciso di abortire. Non voleva che quel barman con la doppia anima fosse il padre del suo bambino. Ma «era al 96esimo giorno di gravidanza»,
oltre i termini legali che le consentivano l’interruzione. E così
Giulia Tramontano aveva scelto di continuare, sperando che con l’arrivo
del piccolo Thiago accadesse il miracolo. Che Alessandro Impagnatiello cambiasse, che le sue lusinghe, le sue moine, i suoi «ti amo» fossero davvero sinceri.
Era tornata da lui, anche contro il parere
della sorella Chiara, 26 anni, la stessa che nei quattro giorni di
scomparsa — da domenica 28 maggio al ritrovamento all’una di notte di
giovedì scorso — non ha mai smesso di cercarla disperatamente: «Da quella discussione i rapporti tra noi sorelle si erano leggermente raffreddati»,
racconta la giovane davanti ai carabinieri che indagano sulla
sparizione della sorella. «Io fin dall’inizio non ho mai avuto una
grande stima di Alessandro, cosa questa fatta notare anche a Giulia —
spiega —. I rapporti tra me e mia sorella rimanevano sempre quotidiani
con messaggi o chiamate, ma il 5 aprile io e Giulia abbiamo avuto una
discussione perché lei mi diceva che sarebbe andata qualche giorno a Ibiza, insieme ad Alessandro. E io non ero d’accordo».
È durante quel viaggio alle Baleari che due fidanzati scattano il
selfie incorniciato e appeso nel loro appartamento di via Novella a
Senago. La stessa foto di cui parla Impagnatiello nel messaggio-messinscena
che manda al cellulare (spento) di Giulia, dopo averla uccisa: «Prima
in casa continuavo a guardare la nostra foto di Ibiza che abbiamo fatto
il quadro. So che non sono stato un fidanzato ideale negli ultimi mesi».
La sorella, che vive a Genova, rivela ai carabinieri che i problemi nella coppia andavano avanti da mesi:
«Da quando Giulia ha iniziato la convivenza, nel febbraio 2021, mi ha
sempre confidato che c’erano delle problematiche sentimentali con il
compagno perché spesso era assente per lavoro e lei rimaneva a casa da
sola». Giulia sospetta qualcosa. Ma non ne è certa.
Disagi per chi viaggia oggi. Il trasporto aereo torna a
scioperare con uno stop di 24 ore. Alla manifestazione hanno aderito i
lavoratori di numerose compagnie di volo e del comparto aereo,
aeroportuale e indotto aeroporti, dei servizi aeroportuali di handling e
dei controllori di volo Enav. Le modalità di sciopero variano però da
aeroporto e aeroporto e da una compagnia all’altra. Si continua a volare
nelle fasce di tutela che vanno dalle 7.00 alle 10 .00 e dalle 18.00
alle 21.00. Dalle società che restano ferme, agli orari fino a come
chiedere il rimborso: tutto quello che c’è da sapere.
Le motivazioni dello sciopero I
sindacati incrociano le mani a causa del mancato rinnovo del contratto
collettivo nazionale nel settore dell’handling aeroportuale e della
situazione dei lavoratori delle varie compagnie aeree. La richiesta è la
garanzia di un miglioramento delle condizioni lavorative del personale
sia viaggiante che di terra così come dei controllori Enav. Nei prossimi
mesi sono già previsti anche altri scioperi aerei per lunedì 19 giugno e
martedì 20 giugno e un altro per sabato 15 luglio.
Gli aeroporti e le compagnie che si fermano in Italia In
tutti gli aeroporti italiani scioperano le aziende del trasporto aereo e
delle attività aeroportuali dalle ore 00:00 alle ore 23.59; il comparto
aereo, aeroportuale e indotto degli aeroporti dalle ore 00.01 alle ore
23.59; le aziende dei servizi aeroportuali di Handling del sindacato
Flai Trasporti E Servizi dalle ore 00.01 alle ore 23.59, mentre i
sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta dalle 12.00 alle
16.00 per il personale di terra. Dalle 12.00 alle 17.00, ITA Airways ha
comunicato la cancellazione di 116 voli tra nazionali e internazionali e
di aver attivato «un piano straordinario per limitare i disagi dei
passeggeri, riprenotando sui primi voli disponibili il maggior numero
possibile di viaggiatori coinvolti nelle cancellazioni” e che “Il 60%
riuscirà a volare nella stessa giornata del 4 giugno».
Le compagnie aeree che aderiscono allo sciopero in tutta Italia: VOLOTEA, Uiltrasporti: intera giornata EMIRATES, sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta: dalle ore 12.00 alle ore 16.00 VUELING AIRLINES, sindacato Filt Cgil: dalle ore 00.01 alle ore 24.00 AIR DOLOMITI,
sindacato Uiltrasporti: dalle ore 00.01 alle ore 24.00 (revocato invece
quello indetto dai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti dalle
ore 00.01 alle ore 24.00) AMERICAN AIRLINES, sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta: dalle ore 12.00 alle ore 16.00.
L’incidente
alle 4 nel comune di Vallesaccarda in provincia di Avellino. Il mezzo
di linea Flixbus era partito da Lecce e diretto a Roma. Coinvolte altre
tre autovetture
Un bus di linea della Flixbus si è ribaltato ed è finito in una scarpata,
questa mattina alle 4 sull’autostrada A16 Napoli-Canosa nel territorio
del comune di Vallesaccarda in provincia di Avellino, dopo aver
travolto due autovetture ferme sulla corsia per un violento
tamponamento. Poi sono sopraggiunte altre tre autovetture che sono
rimaste coinvolte nello schianto. Il bilancio dell’incidente è di un morto e 14 feriti.
Due incidenti
Da un prima ricostruzione, le autovetture occupavano quasi tutta la carreggiata
autostradale perché coinvolte in un incidente. In questo impatto è
morto sul colpo un automobilista, sbalzato dalla sua vettura a causa
dello schianto. Il bus è arrivato qualche minuto dopo sul luogo
dell’incidente. Ma l’autista non è riuscito ad evitare lo scontro con le auto.
Il mezzo si è ribaltato ed è finito nella scarpata sul lato destro
della carreggiata. L’urto è stato attutito dalle piante a bordo strada.
A bordo 38 persone
Il bus, partito da Lecce alle 23 di sabato 3 giugno e diretto a Roma Tiburtina con arrivo programmato alle 7, aveva a bordo 36 passeggeri e due autisti.
Sul posto i vigili del fuoco che, con l’ausilio di una autogru, hanno
sollevato il mezzo dalla scarpata per verificare se ci fossero altre
vittime. Tre dei 14 feriti – due particolarmente gravi – sono stati traportati ad Ariano Irpino, altri tre ad Avellino e otto a Benevento.
A Grottaminarda
I
passeggeri del bus e delle auto coinvolte che non hanno avuto la
necessità di ricorrere a particolari cure mediche sono stati ospitati
nella palestra comunale di Grottaminarda. Qui i medici li hanno
refertati e assistiti. Ma tutti sono in buone condizioni: solo qualcuno
ha il collare o delle fasciature. Alle 6.45, è stato riaperto – anche se
su una sola carreggiata – il tratto autostradale dell’A16 tra Candela e
Grottaminarda che era stato chiuso per l’incidente.
La testimonianza
«Stavano
tutti dormendo – ha raccontato uno dei passeggeri del bus, un giovane
di Lecce – a svegliarci è stata la violenta frenata e poi il botto,
quando ci siano scontrati con le auto, prima di finire nella scarpata».
Il giovane, che da Roma poi avrebbe dovuto proseguire il viaggio verso
Firenze, ha una forte contusione alla spalle.
A Monopoli un uomo di 86 anni ha investito con la propria auto e ucciso la figlia
di 54 anni, dopo una lite. Il corpo della donna è stato ritrovato in
una strada privata di campagna. I carabinieri della Compagnia di
Monopoli, in provincia di Bari, hanno quindi sottoposto a fermo di
indiziato di delitto per omicidio l’anziano V.F., del
luogo e con precedenti. Si tratta, come detto, del padre della vittima,
M.F.. Il provvedimento è stato eseguito a conclusione delle indagini
coordinate dall’Autorità giudiziaria e del sopralluogo effettuato dal
Servizio indagini scientifiche del Comando Provinciale di Bari.
Sarebbero emersi gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’uomo. Nel dettaglio, a conclusione di una lite riconducibile a dissidi di natura familiare, il padre, a bordo della propria autovettura, ha investito la figlia causandone il decesso. L’uomo è stato portato nel carcere di Bari mentre, nei prossimi giorni, nell’istituto di medicina legale del Policlinico di Bari, sarà eseguita l’autopsia sul corpo della vittima. È importante sottolineare che il reato contestato dovrà essere accertato in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.
Sabrina
Paulis, la madre di Alessandro Impagnatiello, ha riaccompagnato a casa
Giulia Tramontano dopo il suo incontro choc con l’amante del figlio.
«Avevamo un ottimo rapporto, chiedo perdono alla sua famiglia per aver
fatto un figlio così»
Sono quasi le sette di lunedì sera. La mamma di Alessandro Impagnatiello sta riaccompagnando a casa Giulia Tramontano dopo l’incontro choc con la fidanzata parallela del figlio,
la 23enne che lavora con lui all’Armani di via Manzoni. Lei le racconta
tutto. Lo aveva già fatto poche ore prima di «scendere» a Milano da
Senago, quando la ragazza l’aveva contattata sul cellulare dicendole di
essere l’altra donna di Alessandro. Giulia è scossa, dice che stavolta è
finita. Si confida con la «suocera», anche perché sua madre e i
parenti vivono lontano da Milano. Sono meno di dieci chilometri di
strada, una ventina di minuti dal capolinea della metropolitana M3
Comasina a via Novella.
Quanto sia stato drammatico il viaggio di ritorno è facile intuirlo. Lo racconta Sabrina Paulis, 54 anni, la mamma di Alessandro,
nel freddo lessico di un verbale davanti ai carabinieri poche ore dopo
la denuncia di scomparsa di Giulia. Lei che ieri, disperata, alle
telecamere de «La vita in diretta» ha detto: «Alessandro è un mostro. Chiedo perdono, da madre, ma non so cosa fare. Chiedo perdono per aver fatto un figlio così, perdono a tutta la famiglia».
Quella sera, dice ai carabinieri la donna, «durante il tragitto di
ritorno Giulia riferiva che avrebbe interrotto la relazione con Ale»
perché «lui aveva scelto di frequentare l’altra e che comunque, dati
anche gli ultimi alti e bassi avuti con lui, non era più intenzionata a
stare con lui». In quel momento la «suocera» si offre di ospitarla a casa sua per la notte, per evitare che la ragazza rimanga con il figlio.
«Una volta riaccompagnata a casa sia io che il mio compagno,
chiedevamo a Giulia se volesse passare la notte a casa nostra per
“staccarsi” da Alessandro. Ma lei diceva di non averne bisogno e che comunque il comportamento di Alessandro se lo aspettava».
Il naufragio del Lago Maggiore di domenica 28 maggio si è tinto di “giallo” dopo che è emersa la presenza di un ampio numero di funzionari dell’intelligence italiana e israeliana sulla “Gooduria”, l’imbarcazione naufragata nel tragico incidente dovuto ad avverse condizioni meteo in cui sono morte quattro persone. Tra cui due funzionari del Sistema informativo per la sicurezza della Repubblica che coordina l’intelligence italiana, un ex membro dei servizi segreti di Israele e una cittadina russa, compagna dello skipper dell’imbarcazione.
Scenari d’intelligence
E proprio lo skipper
dell’imbarcazione, Claudio Carminati, al centro delle indagini per
possibili omissioni securitarie che hanno portato alla tragedia per la
tromba d’aria che ha capovolto l’imbarcazione domenica sera, è risultato
essere un uomo su cui le agenzie di sicurezza italiane hanno più volte
contato per operazioni logistiche e sostegno.
Le fonti di Piazza Dante emerse sui media hanno portato alla ricostruzione precisa delle agenzie coinvolte: l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise) italiana e il Mossadisraeliano.
Due apparati la cui rilevanza operativa è legata principalmente alle
operazioni di teatro all’estero o, nel caso dell’Aise, alle attività di controspionaggio.
C’è
stata polemica per la repentina scomparsa degli operativi ricoverati
dopo la tragedia dagli ospedali e dalle case di cura, ma ricordiamo che
si tratta di una classica operazione dei servizi segreti per evitare che
i “metadati” degli agenti, i loro contatti personali, le loro
informazioni identificative e sanitarie, potessero essere acquisite da
possibili agenti ostili tramite fuga di notizie. E questo si intreccia
direttamente alla domanda chiave: cosa facevano gli agenti italiani e
israeliani sulle sponde del Lago Maggiore? Proviamo a costruire alcuni
scenari.
Il triangolo Italia-Israele-Russia
Il primo
scenario è quello che vedrebbe gli agenti italiani e israeliani intenti a
“pedinare” sulle sponde del Lago Maggiore, nella zona di Verbania,
oligarchi russi e altri personaggi sospetti ritiratisi sulle placide
rive del Lago Maggiore, lontani dai riflettori, dopo l’invasione
dell’Ucraina. “Negli ultimi tempi sono aumentati gli arrivi di
«pesanti» personaggi russi, focalizzati sulla riqualificazione e
l’apertura di hotel, per loro ammissione con l’obiettivo dichiarato,
sempre che non sia una semplice copertura, di spostare gli investimenti
dal lago di Como a qui”, nota il Corriere della Sera.
L’ipotesi
è sicuramente interessante, specie se si considera che Israele è un
altro Paese in cui molti oligarchi hanno basi d’appoggio o seconde
cittadinanze (si pensi al caso emblematico di Roman Abramovich).
Dopo che l’attenzione si è concentrata a inizio guerra sul sequestro
delle ville sul Lago di Como di oligarchi e magnati di vario livello, è
possibile che, complici triangolazioni con la Svizzera in società di
comodo, molti big della finanza russa riparati in Italia si siano
spostati tra Varese e l’Ossola.
MILANO. «Un arrogantello pieno di sé, uno di quelli di cui non ci si può fidare». A chiedere in giro, qui a Senago, oppure a Paderno, dove Alessandro Impagnatiello si trovava con gli amici, il ritratto non è esattamente quello di una bella persona: «La prima volta che l’ho visto ho pensato che fosse un cretino», racconta Emanuele, cugino della donna con cui Alessandro otto anni fa aveva avuto un figlio. «Per fortuna la relazione non è andata avanti visto quanto successo. Giulia invece non l’avevo mai vista. La sera della confessione e del ritrovamento ho detto ai carabinieri di non farlo avvicinare perché lo avrei ucciso con le mie mani». Poi sintetizza con una di quelle parole che non si possono riferire: «Insomma, una vera m…».
Quale baco lavorasse nella testa del giovane barman dall’aria
innocente, che shakerava cocktail e menzogne con disinvoltura nella
Milano da bere del nuovo millennio, e che per togliersi dall’imbarazzo
di una doppia relazione ha ucciso senza esitazione la sua donna con suo
figlio in grembo, nessuno lo sa con precisione: non le sue ex fidanzate,
che lo hanno scoperto per caso da una foto sul suo cellulare, non i
genitori di Giulia che stavano per accoglierlo come un genero e adesso
non riescono a darsi pace. Impagnatiello sapeva mimetizzarsi bene nelle
stravaganze eccessive della Milano by night, di cui conosceva i riti
esuberanti osservati dal bancone dell’Armani Bamboo bar, in pieno
centro. Lo si vede in un filmato su YouTube mentre prepara uno dei suoi
intrugli tutto preso nel ruolo: il sorriso dolce di un ragazzino che non
potrebbe fare male a una mosca.
La madre di Giulia Tramontano prima del ritrovamento del corpo: “Non ci avrebbe mai fatto questo, ormai penso solo il peggio..”
E invece, nelle parole della Procura, Ale – così lo
chiamavano le sue fidanzate – diventa un «uomo dalla spiccata capacità
manipolatoria e ingannatrice». Ma non basta, non è solo questo. Ale era
«un po’ sbruffone, anche da ragazzo», raccontano gli amici di Paderno
Dugnano, dove Impagnatiello si andava a rifugiare quando smetteva i
panni di sacerdote alcoolico dei bar del centro. Nato a Sesto San
Giovanni, quando ormai era già da un pezzo l’ex Stalingrado d’Italia,
Alessandro era cresciuto con la famiglia a Senago, uno dei paesi che
costellano la cintura della grande Milano: non più campagna, non ancora
città. Una grande periferia non di rado anonima: «Si muoveva con uno
scooterino tutto scassato. Poi da qualche tempo si era comprato un suv,
una bella macchina». Il sigillo, anch’esso finto, di un successo
effimero che si esauriva dietro al bancone del bar del centro,
frequentato da belle donne e “bella gente”. Ale, soprattutto, era un
bugiardo, quando raccontava a Giulia di volere un figlio, quando
raccontava all’altra, la ex, che invece era tutto finito. «Prima in casa
continuavo a guardare la nostra foto di Ibiza, so che non sono stato un
fidanzato ideale negli ultimi mesi, dicci solo che stai bene», scrive
su un WhatsApp diretto a Giulia ben sapendo di averla appena uccisa e
che teneva avvolta in cellophane nel box dietro casa.
Lo
skipper legato ai servizi segreti. La tappa al ristorante stellato e
la gita in abiti casual una possibile copertura dei 21 agenti. Le mogli
degli oligarchi sulla sponda piemontese per l’apertura di hotel di lusso
Nella mattinata di domenica, i 21 agenti
segreti, donne e uomini sia italiani dell’Aise sia israeliani del Mossad
scesi da una barca, una «casa galleggiante» immatricolata in Slovenia, e
approdati sull’isola dei Pescatori, nel lago Maggiore,
avevano abbigliamento casual: sneakers, jeans, magliette oppure polo.
Vestiti compatibili con un pranzo, consumato nel ristorante stellato «Il
Verbano», nell’ambito di una gita di fine missione, oppure indossati
per simulare d’essere turisti e quindi una tattica parte integrante
della missione stessa. Quale? L’isola era affollata, il locale anche,
pur ricordando la capienza non esagerata e però la presenza di stanze
per pernottare. In ogni modo un numero così alto di operativi forse si
sposa a fatica con attività di intelligence. A meno che il ristorante non fosse una base di partenza per esplorazioni da infiltrati.
Nel gruppo c’era lo skipper, Claudio Carminati, indagato per la successiva strage (il ribaltamento dell’imbarcazione alle 19.20 a causa di una tempesta, forse una tromba d’aria,
a cento metri dalle sponde varesine, quattro annegati): il 60enne è un
prezioso e fidato contatto dei Servizi per la logistica, sicché la sua
presenza non era affatto anomala. Alla pari, altrimenti non sarebbe
stata aggregata, della moglie Anna Bozhkova, 50 anni, una delle vittime insieme agli agenti Tiziana Barnobi e Claudio Alonzi, 53 e 62 anni, e all’ex Mossad Shimoni Erez,
anche’egli di 53 anni (ieri i suoi funerali con l’ordine dei vertici
di enfatizzare mediaticamente la cerimonia). Anna, la quale godeva di un
permesso di soggiorno a tempo illimitato e non sapeva nuotare, era
russa. Pertanto funzionale a ipotetiche traduzioni.
Qui, sul litorale piemontese del lago, nell’area di Verbania, dove la scorsa settimana i Servizi si sarebbero mossi, da inizio anno sono aumentati in misura esponenziale gli arrivi di «pesanti» personaggi russi. Miliardari, anche della cerchia putiniana, focalizzati sulla riqualificazione e l’apertura di hotel. Strutture di 7 stelle
(a Pallanza), non lontano dalla magnifica villa acquistata e rifatta
con massicce spese da un altro russo d’improvviso sparito. Da un giorno
all’altro. Dove sia, lo si ignora. Un secondo albergo, a Baveno, si
porterà dietro la creazione di un gigantesco parco.
Il
fidanzato di Giulia Tramontano, il barman Impagnatiello, ha confessato
l’omicidio. Trovato il corpo della 29enne incinta, nascosto dietro
alcuni box a Senago. Indizi decisivi emersi dalla perquisizione della
casa
Era nascosto in un’intercapedine di un edificio che ospita alcuni box in via Monte Rosa il corpo della 29enne Giulia Tramontano, incinta al settimo mese e scomparsa da cinque giorni da Senago.
È stato il compagno Alessandro Impagnatiello, fermato per omicidio, a far trovare il corpo della giovane. La confessione è arrivata dopo una giornata di frenetiche ricerche e sviluppi investigativi improvvisi.
L’appartamento in cui viveva la coppia era stato messo sotto sequestro dopo che sul Suv
del 30enne, barman del lussuoso «Armani Bamboo» di via Manzoni a
Milano, erano state trovate tracce di sangue. Poi, quando i carabinieri
della sezione Rilievi scientifici e della squadra Omicidi hanno
analizzato l’appartamento sono emerse moltissime tracce di sangue,
soprattutto sulle scale condominiali e sul pianerottolo. Aveva anche
tentato di ripulirle, ma non sono sfuggite alle analisi scientifiche.
A quel punto il 30enne ha confessato e permesso di ritrovare il cadavere: «L’ho uccisa io». La scoperta quando è ormai l’una di giovedì notte. Secondo un primo esame avrebbe anche tentato di bruciare il corpo,
trovato avvolto in modo posticcio da alcuni sacchi di plastica. Ma è
bastato uno sguardo ai carabinieri per notare il grosso tatuaggio sul
braccio destro della giovane e riconoscere senza dubbi il cadavere.
Giulia tramontano era scomparsa da casa
nella notte tra sabato e domenica. Cinque giorni in cui non sono
arrivati segnali di vita. Nonostante la debole speranza della sorella Chiara
che sui social lancia l’ennesimo disperato appello: «Cerchiamo Giulia
viva, aiutateci a trovarla». Poco prima dell’una di notte la conferma
definitiva che non c’era più nulla da fare.
Il fascicolo aperto dal pm Alessia Menegazzo e dall’aggiunto Letizia Mannella ora prevede le ipotesi di omicidio aggravato, soppressione di cadavere e procurata interruzione della gravidanza.
Tutto succede nella serata di mercoledì. I carabinieri del Nucleo
investigativo di Milano mettono sotto sequestro l’appartamento di via
Novella dove Giulia viveva con il compagno. È quasi buio quando i Ris
entrano in casa, vengono effettuati per la prima volta esami scientifici
e medico-legali nell’appartamento. La svolta decisiva.
Alle 22 arriva anche Alessandro Impagnatiello,
alla guida del suo Suv, parla al cellulare con il vivavoce: cappellino
da baseball, un giaccone beige con il cappuccio calato sopra la testa,
lo sguardo basso davanti a flash e telecamere. Poi viene fatto scendere
dall’auto e scortato dai carabinieri della squadra Omicidi
nell’appartamento. Infine quando torna indietro contro l’auto insulti e calci.
Nel pomeriggio era scattata la perquisizione dell’auto di Impagnatiello ed erano emerse una tracce di sangue.
Il barman ha confessato d’aver ucciso la compagna e di aver caricato il
corpo sul so Suv Volkswagen T-roc. Poi avrebbe vagato per alcuni
chilometri, tanto da far ipotizzare agli investigatori che potesse aver
raggiunto un’area boschiva. Non era così e il cadavere è stato trovato a
seicento metri da casa.
Nella notte Impagnatiello è stato
interrogato dai magistrati Mannella e Menegazzo e dai vertici dei
carabinieri di Milano, il generale Iacopo Mannucci Benincasa, i
colonnelli Antonio Coppola e Fabio Rufino. Confessa tutto e scatta il
fermo.
Agli atti dell’indagine ci sarebbe anche un’immagine decisiva
del momento in cui lui esce di casa tra sabato e domenica. Sui suoi
spostamenti, a Senago e Milano, la notte della scomparsa si concentrano
le indagini.
C’è il sospetto che sia stato proprio Impagnatiello a scrivere gli ultimi sms
inviati dal cellulare della ragazza sabato sera. L’ultimo intorno alle
21.30 quando avrebbe scritto a un’amica di essere turbata dopo una
discussione con il fidanzato e di voler solo andare a dormire. Una
messinscena.
Le ultime tracce di vita di Giulia
sono immortalate in una telecamera che riprende la 29enne vicino a casa
tra le 19.30 e le 20 di sabato. Mentre il compagno ha raccontato agli
inquirenti che la fidanzata era a letto e stava dormendo quando lui è
uscito domenica mattina alle 7.
Dalle indagini era subito emerso che Giulia aveva avuto una pesante discussione con il fidanzato dopo la scoperta di una relazione parallela con una giovane straniera.
Una ragazza che mesi fa era anche rimasta incinta prima di decidere di
interrompere la gravidanza. Le due donne avevano avuto anche un
confronto, proprio nella giornata di sabato.
L’ipotesi degli investigatori è che i due
fidanzati abbiano poi avuto una lite nel corso della quale Impagnatiello
avrebbe ucciso la 29enne per poi disfarsi del suo corpo.
Non è ancora chiaro come sia stata uccisa. Ma sembra che abbia infierito sul cadavere con diverse coltellate e successivamente abbia anche tentato di dare fuoco al corpo. Le indagini proseguono sull’ipotesi che il 30enne possa aver avuto un complice, anche se nella sua confessione ha raccontato di aver fatto tutto da solo.