“Possibili soluzioni per l’Italia”. Ma sull’accordo l’Ue resta cauta
Soltanto a quel punto, lunedì, il consiglio dei ministri approverà le misure concordate con l’Ue e in contemporanea la riunione dei capi di gabinetto dei 28 commissari Ue chiuderà la pratica. Martedì pomeriggio a Strasburgo ci sarà poi l’annuncio, al termine del collegio dei commissari. C’è ancora qualche ostacolo sul percorso, dunque. E il rischio di inciampare non può essere escluso.
I paletti
Il punto di caduta per la Commissione è come sempre la variazione
del deficit strutturale, quello calcolato al netto del ciclo economico e
delle misure una tantum. Per evitare la procedura, l’Italia dovrà
migliorare il saldo strutturale di uno-due decimali di Pil nel 2019 (ad
oggi le previsioni di Bruxelles vedono invece un peggioramento di due
decimali). In quel caso Roma non avrà comunque rispettato «pienamente»
la raccomandazione Ue (che imponeva un miglioramento dello 0,6% del
Pil), ma i conti potranno essere considerati «sostanzialmente in linea»
con le regole del Patto di Stabilità grazie al margine di tolleranza che
è pari a mezzo punto di Pil.
Le misure una tantum
Il buco da colmare è dunque pari a circa quattro decimali (poco più
di sette miliardi). A questi vanno però sottratti ulteriori tre miliardi
di flessibilità che la Commissione è disposta a concedere per il piano
contro il dissesto idrogeologico e per quello per la messa in sicurezza
della rete stradale. Si arriva dunque ai quattro miliardi di euro di
tagli nel 2019, che però devono essere strutturali. E questo è un punto
importante perché l’Italia continua invece a includere nel proprio conto
anche i risparmi e le maggiori entrate una tantum, come ad esempio i
dividendi di Bankitalia (che spingono il totale dell’intervento oltre
quota 7 miliardi). Per Bruxelles queste misure servono sì ad abbattere
il deficit nominale (che dovrebbe scendere al 2-2,1% del Pil), ma non
hanno alcun impatto su quello strutturale, che è il vero parametro di
riferimento per valutare l’eventuale rispetto delle regole Ue. Per
questo Bruxelles pretende almeno 4 miliardi di tagli “veri”.
La manovra d’autunno
Chiusa la pratica sui conti del 2019, resterebbe il buco nel 2018: lo sforamento è stato pari allo 0,4% del Pil, sette miliardi di euro. Ma sul bilancio del passato non si può intervenire. È proprio per questo che la Commissione vuole rassicurazioni sulla prossima manovra, per dimostrare che anche nel 2020 non ci sarà uno sforamento. Ovviamente il governo non può adottare ora i provvedimenti che consentiranno di disinnescare le clausole di salvaguardia Iva. Ma dovrà fornire argomenti seri. In autunno, poi, ci sarà una nuova verifica.
LA STAMPA
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