Omicidio Lecce, Bruzzone: “De Marco si è sentito escluso. E dovevano soffrire”

Tre giorni dopo tornò a chiedere la stanza in affitto.

“Ha tentato di rientrare in quella relazione. Stare all’interno della casa con una persona in vista com’era l’arbitro De Santis, era un aspetto che lo gratificava”.

In quei pizzini persi durante la fuga aveva scritto il cronoprogramma dell’omicidio.

“Altro che raptus, aveva pianificato tutto. Quegli scritti dimostrano tratti fortemente ossessivi, aveva bisogno di tradurre in elementi concreti il piano criminale”.

Pare volesse torturarli.

“È la parte centrale del suo disegno, quella che gli avrebbe dato maggiore gratificazione per ripristinare la situazione di potere. ’Non mi vuoi più? Mi hai umiliato? Te la faccio pagare”.

E avrebbe voluto lasciare una scritta sul muro. Ma con chi abbiamo a che fare?

“Voleva trasformarsi in un super assassino, da temere, che non può essere umiliato e trattato male. Voleva lasciare un messaggio per la collettività, era entrato in una sorta di delirio di onnipotenza”.

Ha agito senza pietà.

“Quando sei in quelle condizioni la sofferenza della vittima diventa un accelerante. È benzina sul fuoco”.

Come è possibile che, la sera del funerale della coppia, lui sia andato a una cena tra amici come se nulla fosse?

“Dal suo punto di vista la sua vita era ripresa, quelli che lo hanno umiliato non c’erano più. Non prova sensi di colpa”.

QN.NET

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