Covid, ecco il vaccino bivalente contro il virus di Wuhan e le sue varianti. Come funziona, quanto ci protegge e se metterà fine alla pandemia
ROBERTO CAUDA
ROMA. Il Regno Unito è il primo paese che ha approvato il vaccino bivalente di Moderna che contiene oltre al vaccino tradizionale che è stato utilizzato fino ad oggi costruito sullo Spike del virus ancestrale di Wuhan anche lo Spike aggiornato di Omicron 1. I dati ottenuti in 437 soggetti hanno indicato che il vaccino bivalente è sicuro e conferisce una buona protezione anche nei confronti di altre varianti ed in particolare di Omicron 4 e 5. Al momento sono stati identificati una serie di categorie di persone che sono primariamente destinatarie del vaccino: operatori sanitari, persone oltre 50 anni persone con fragilità, anche se non é escluso che la platea si possa ulteriormente ampliare anche ad altre categorie di soggetti. Il vaccino Moderna è il primo ad essere stato aggiornato ed approvato, ma in tempi brevi sarà anche disponibile il vaccino Pfizer. Resta l’interrogativo di quanto questi vaccini possono essere efficaci nei confronti di nuove varianti e quanto duri la protezione da loro conferita, la speranza è che questa possa durare, come per la vaccinazione antinfluenzale, un anno.

Quarantene
È attualmente in corso, non solo in
Italia ma in tutto il mondo, un vivace dibattito sulle politiche di
quarantena che presentano aspetti non solo sanitari ma anche politici,
economici e sociali. Il progetto pilota SMART Release (Marsden L e altri)
è il più grande studio di coorte condotto nella popolazione mondiale
sull’impiego di un particolare test rapido antigenico SARS-CoV-2 a
livello di comunità. L’obiettivo dello studio, prospettico di coorte, è
stato quello di valutare i test antigenici effettuati a cadenza
giornaliera come alternativa all’effettuazione della quarantena di 10-14
giorni per i contatti stretti di persone con casi noti di COVID-19 o
con infezione. I risultati della ricerca condotti in 1.657 partecipanti,
hanno permesso di identificare 34 casi di COVID-19, essendo 3 ulteriori
casi sfuggiti al rilevamento da parte del test. È interessante peraltro
notare che con questo approccio di test giornalieri si è evitata la
perdita di un totale di 8291 giornate lavorative, che sarebbe invece
avvenuta con un regime di quarantena. Gli autori dell’articolo
concludono che questi test giornalieri sono stati ben tollerati da parte
dell’utenza ed hanno permesso di sostenere l’attività lavorativa in
periodo pandemico, con riflessi positivi sull’economia. Sempre per
ridurre al minimo gli effetti della pandemia rappresentati, in questo
caso dalla chiusura delle scuole, si è sviluppato un modello matematico
basato sulla trasmissione di SARS-CoV-2 in ambito scolastico (Colosi E. e altri).
Il modello, che considerava in parallelo esecuzione di test diagnostico
e vaccinazione, è stato costruito nel momento in cui circolava la
variante Delta e sulla base della copertura vaccinale in Europa che era
presente a metà settembre 2021. I test effettuati regolarmente sono in
grado di ridurre i giorni di scuola persi dagli studenti fin all’80%
rispetto alla chiusura delle lezioni attuato dopo l’identificazione di
casi. Inoltre, una copertura vaccinale, seppur moderata, rappresenta un
controllo aggiuntivo a quello dei test migliorando ulteriormente il
beneficio per prevenire la chiusura delle scuole. Dal momento che la
circolazione del virus continuerà anche nei mesi prossimi con un
innegabile rischio di chiusura delle scuole, secondo questo modello
matematico, l’estensione della copertura vaccinale negli studenti,
integrata da test diagnostici regolari, sono elementi essenziali per
mantenere aperte le scuole soprattutto in presenza di varianti virali
altamente trasmissibili.
Efficacia
Un argomento che è stato oggetto di attenzione e dibattito in questi ultimi mesi è la durata dell’efficacia della vaccinazione anti COVID-19 in un momento in cui circola la variante Omicron. Per questo motivo, è stata esaminata la letteratura dal 3 dicembre 2021 al 21 aprile 2022, con l’obiettivo di verificare l’efficacia nel tempo del vaccino nel periodo di prevalenza di Omicron. Degli oltre 145.000 studi inizialmente considerati, 409 sono stati analizzati e di questi 17 rispondevano ai criteri di inclusione per l’ulteriore analisi. Sette studi hanno valutato l’efficacia del vaccino dopo vaccinazione primaria (due dosi), uno solo con la vaccinazione di richiamo e 10 con entrambe (3 dosi). Un mese dopo il completamento della vaccinazione primaria, l’efficacia del vaccino contro la malattia grave COVID-19 risultava essere inferiore per Omicron, rispetto alle varianti pre-Omicron, ma l’ulteriore diminuzione dell’efficacia del vaccino tra 1 e 6 mesi dopo la vaccinazione è stata trascurabile.
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